L’efficacia della terapia EMDR nel trattamento dei disturbi psicologici causati da stress traumatico durante il periodo di emergenza sanitaria.
La diffusione pandemica del nuovo Coronavirus (SARS CoV-2) ha determinato una situazione di emergenza sanitaria di livello internazionale.
In Italia, le Autorità sanitarie e governative hanno messo in campo una serie di misure urgenti per tentare di contenere il contagio del virus nella popolazione e tutelare la salute di milioni di persone.
I singoli cittadini sono stati chiamati a rispettare alcune regole semplici, ma rigorose, che hanno stravolto la vita quotidiana e le abitudini sociali nel giro di pochi giorni, in maniera drastica e improvvisa.
Le principali conseguenze dei comportamenti prescritti, che hanno avuto un forte impatto emotivo e psicologico, sono state:
- l’isolamento sociale all’interno delle proprie case e le limitazioni alla libertà di movimento;
- la marcata restrizione dei contatti fisici nelle relazioni familiari, affettivo-sessuali, amicali e sociali;
- il cambiamento repentino o la sospensione delle attività in ambito lavorativo, scolastico, sportivo, ludico e ricreativo.
Vediamo in dettaglio le reazioni emotive più comuni e naturali sperimentate dalla maggioranza delle persone nella condizione di emergenza per la salute pubblica:
- paura di essere contagiati e timore di ammalarsi gravemente, di morire o perdere le persone amate;
- stato d’ansia permanente conseguente al senso di insicurezza, smarrimento e incertezza;
- rabbia e irritabilità per le privazioni subite e sensazione di essere “come in gabbia”;
- sentimento d’impotenza e angoscia di fronte alla percezione di una minaccia invisibile per l’incolumità fisica personale e dei propri cari;
- umore depresso, tristezza e sconforto per l’impoverimento dei contatti affettivi e sociali;
- forti preoccupazioni per le eventuali ricadute negative sulla propria attività lavorativa;
- senso di colpa (di natura irrazionale) nelle persone sopravvissute all’infezione nei confronti di coloro che purtroppo non ce l’hanno fatta. Il fenomeno è tristemente noto ai clinici e si osserva tipicamente nei traumi collettivi (i sopravvissuti all’Olocausto sono un esempio emblematico tra i più tragici).
Fortunatamente, gli esseri umani sono dotati di una grande capacità di adattamento e sono in grado di mobilitare risorse e competenze, individuali e collettive, per far fronte alle difficoltà, anche nelle condizioni più drammatiche ed estreme.
Tuttavia, il forte stress psicologico che deriva da uno stato di allerta eccessivo e soprattutto prolungato nel tempo (come nel caso dell’emergenza COVID-19), costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo nel breve, medio e lungo termine di disturbi psichici di vario genere e gravità (tra i più frequenti, depressione e ansia cronica; abuso di alcol e psicofarmaci; sonno disturbato e difficoltà di concentrazione).
Inoltre, lo stress traumatico attuale si sovrappone, per alcuni individui, ai traumi psichici riguardanti la propria storia personale. Eventuali disturbi preesistenti possono intensificarsi (per esempio gli attacchi di panico, l’ipocondria, i pensieri ossessivi di contaminazione).
La convivenza forzata, soprattutto in presenza di conflitti familiari o di coppia, può scatenare l’aggressività e favorire lo scontro verbale e, nelle situazioni già a rischio, comportamenti violenti.
Chi vive solo, invece, sperimenta spesso un senso di vuoto e abbandono.
Vi sono poi alcune categorie di persone che più di altre subiscono gli effetti traumatici e stressanti di una maxiemergenza (Critical Incident Stress, secondo la definizione di Mitchell) in continua evoluzione:
- gli operatori sanitari impegnati in prima linea nel soccorso ai malati, esposti a turni di lavoro estenuanti e, soprattutto nei reparti ospedalieri, a scene angoscianti estremamente dolorose;
- il personale direttamente coinvolto nella gestione dell’emergenza (forze dell’ordine, amministratori locali, protezione civile, volontari e lavoratori impiegati nei servizi di prima necessità);
- i familiari dei malati deceduti, ai quali è stata preclusa la vicinanza affettiva al proprio caro e la partecipazione ai riti di commiato;
- le persone guarite dall’infezione, ma che hanno dovuto sottoporsi a cure traumatiche e debilitanti;
- i soggetti più fragili (i bambini e gli anziani, le donne in gravidanza, gli individui affetti da patologie gravi pregresse, da disturbi psichiatrici o disabilità).
Anche quando l’emergenza è cessata, le persone possono fare fatica a recuperare l’equilibrio emotivo e a ritornare ad un livello di attivazione neurofisiologica (arousal) normale.
Per ripristinare il benessere psicologico, può essere necessario un aiuto specialistico.
La terapia EMDR è particolarmente indicata ed efficace per il trattamento del dolore emotivo nei contesti di emergenza, sia nell’immediatezza dell’evento critico (fase peri-traumatica) sia nel periodo successivo (fase post-traumatica), poiché facilita la desensibilizzazione e rielaborazione dei momenti più disturbanti dell’esperienza vissuta.
A seguito del trattamento, l’intensità delle emozioni negative si riduce notevolmente, così come i pensieri intrusivi e le sensazioni fisiche ad esse collegati.
Le risorse personali di auto-protezione e le capacità di adattamento vengono attivate e rafforzate.
Il lavoro terapeutico promuove la crescita post-traumatica.
“Sono in grado di superare le avversità e posso andare avanti”
La consapevolezza di essere riusciti a superare ciò che accaduto e ci ha spaventato, anche grazie all’aiuto ricevuto e alla solidarietà comunitaria, sviluppa una visione di sé più positiva e competente.
E’ possibile così elaborare la sofferenza, recuperare l’entusiasmo per la vita e la speranza nel futuro, riscoprire l’essenza delle relazioni umane e i valori fondamentali dell’esistenza.


